Bullicame, Pagano: “Il problema causato da manutenzione a un pozzo”

Bullicame, Pagano: “Il problema causato da manutenzione a un pozzo”

"Ancora pochi giorni per risolvere il problema, originato da lavori di manutenzione di un pozzo", così il direttore di miniera Giuseppe Pagano.

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PozzeSparizione dell’acqua del Bullicame, Pagano: “Ci serve qualche giorno e speriamo di risolvere la questione. Il problema è stato causato dai lavori di manutenzione fatti su un pozzo del bacino minerario”, così il direttore di miniera nominato dal Comune di Viterbo.

Non si sbottona oltre. Il tecnico è al lavoro per risolvere la questione. Un intervento in sinergia tra Regione Lazio e Palazzo dei Priori. In questi giorni si sono recati al parco del Bullicame sia la polizia locale viterbese che la polizia mineraria della Regione Lazio, rappresentata dal responsabile Patrizia Refrigeri.

Secondo indiscrezioni sarebbe stato aperto un fascicolo anche presso la Procura della Repubblica, volto ad accertare eventuali illeciti alla base del collasso della “callara”.

In città monta l’indignazione di chi è interessato al destino del termalismo viterbese. Il parco del Bullicame infatti rappresenta il fiore all’occhiello del termalismo libero. Rimane lettera morta la città termale, di cui la politica è tornata recentemente a mostrare i vessilli.

Ferma la partita delle ex Terme Inps, il cui bando per il recupero era stato annunciato come pronto entro fine ottobre. Lo stesso Delli Iaconi, nell’intervista riportata ieri, ha però sottolineato come il comparto del termalismo in Italia sia in crisi. Uno scenario che non lascia ben sperare nel compito di trovare investitori pronti a rilanciare la struttura.

In queste prossime ore le piscine del Bullicame dovrebbero tornare funzionali, grazie all’attivazione della pompa elettrica sulla “callara”. Pompa chiamata a pescare l’acqua, che normalmente affluisce da sola e irrora i canaletti, in profondità.

Sul termalismo viterbese rimane il problema dei tanti pozzi poco controllati. Ce ne sono alcuni, sulla Cassia Nord, che dovrebbero essere chiusi e invece ancora disperdono acqua nei campi. E una situazione d’incertezza, di cause pendenti e pratiche da tribunali da invischiano la concreta possibilità di avere un quadro chiaro su cui ragionare per gettare le fondamenta della città termale.