Botte da orbi dentro al Pd – Panunzi & Co. replicano alle provocazioni dei “fioroniani”

Botte da orbi dentro al Pd – Panunzi & Co. replicano alle provocazioni dei “fioroniani”

La situazione dentro al Partito Democratico viterbese è esplosiva. La botta del risultato del 4 marzo, l'elezione praticamente di un rappresentante di un solo mondo e la replica di un assessore regionale dello stesso gruppo hanno mandato "in bestia" l'altra metà del cielo del partito. Quella che sarebbe maggioranza, da ultimo congresso, nei vari organi locali. Organi però dove i vertici hanno rassegnato le dimissioni.

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La situazione dentro al Partito Democratico viterbese è esplosiva. La botta del risultato del 4 marzo, l’elezione praticamente di un rappresentante di un solo mondo e la replica di un assessore regionale dello stesso gruppo hanno mandato “in bestia” l’altra metà del cielo del partito. Quella che sarebbe maggioranza, da ultimo congresso, nei vari organi locali. Organi però dove i vertici hanno rassegnato le dimissioni.

Ne è seguito in queste settimane un “bombardamento” a mezzo stampa. Oggi la replica dell’ala panunziana del partito. 

 

“Siamo dell’idea che qualsiasi forma si scelga per il dialogo, sia sicuramente preferibile al nulla più assoluto. Dopo la tornata elettorale del 4 di marzo e dopo le dimissioni del segretario provinciale, a cui hanno poi dato seguito quelle del Presidente, del tesoriere e per ultime quelle del vice-segretario, avremmo sicuramente preferito che la discussione e il confronto fossero stati portati avanti negli organi di partito competenti e per questo avevamo fatto formale richiesta che fossero convocate la direzione e l’assemblea provinciale.

La direzione è stata convocata e poi rinviata sine die mentre dell’assemblea prevista in questi casi dallo statuto si sono completamente perse le tracce. Ci troviamo di fronte e per l’ennesima volta a esternazioni e missive pubblicate sui mezzi di informazione. Anche se avremmo preferito non partecipare a un dibattito autoreferenziale e parlare piuttosto di temi concreti e anche se la conduzione di un partito portata avanti principalmente attraverso comunicati stampa ci lascia seri dubbi, ci sentiamo in dovere di rispondere alle provocazioni lette.

Pensiamo che un minimo senso di responsabilità del Presidente avrebbe dovuto portare a convocare l’assemblea prima delle sue dimissioni, o ancor meglio, portare le proprie dimissioni di fronte all’organo che l’ha eletta. Pensiamo inoltre che solo in caso di conclamata impossibilità di governo del Partito, riscontrata nei suddetti organi, possa essere lecito e responsabile richiedere un intervento straordinario da parte del partito nazionale.

Capiamo la fretta di voler cambiare quanto prima pagina, libro e anche biblioteca, ma la fretta è a volte cattiva consigliera e si rischia di mandare a sbattere ciò che è già sufficientemente danneggiato. Più che l’ambizione di sistemare le cose, sorge il dubbio che non ci si fidi troppo della propria capacità di gestire; che si sia sempre alla ricerca di un tutore che faccia le veci, con lo scopo di trascinare una situazione di stallo del partito affinché si possano demandare responsabilità a organi superiori. Probabilmente quella che fino a oggi si è ritenuta la maggioranza e che ha avuto la competenza della convocazione degli organi, ha avuto il timore di confrontarsi con la prova dei numeri e delle importanti scadenze amministrative che avremo a breve. Questo atteggiamento ci pare incomprensibile, soprattutto senza aver prima tentato la strada del dialogo tra le parti.

Leggiamo con stupore di esser stati di fronte a richieste di unità che onestamente più volte abbiamo invocato ma che non sono state mai cercate, se non attraverso artifizi messi in campo più per irritare che per coinvolgere. Abbiamo assistito a fatti gravissimi che hanno portato alla lacerazione del partito locale che negli anni aveva provato a costruire una propria identità.

Abbiamo assistito alla esclusione di ogni dialettica interna e alla teorizzazione fattaci dal maggiore esponente della suddetta maggioranza che chi vince decide e chi perde fa opposizione, come in un consiglio comunale. Al contrario di quanto sostiene la vice segretaria, abbiamo assistito all’esclusione studiata a tavolino di una parte del partito dalla lista per le regionali, a candidature di facciata che servivano solo a strategie politiche mal riuscite.

Con stupore apprendiamo che l’aver avuto capolista il consigliere regionale uscente non è stato l’applicare un metodo stabilito a livello regionale ma un grande sforzo per l’unità! L’unità si pratica con il rispetto, sia quello reciproco che quello di quanto stabilito e votato.

La direzione che ci ha condotto alle elezioni aveva approvato all’unanimità una reggenza politica unitaria che avrebbe aiutato il partito a ricompattarsi soprattutto in quella fase cosi delicata. Con un atto senza precedenti, si è calpestata la deliberazione, prima rinviando la costituzione dello stesso comitato, poi privandolo di ogni funzione politica, concordemente approvata. Quella nostra proposta aveva già in sé il seme della ricostruzione post elezioni. A tutto questo, si è preferito un ostinato isolamento.

Oggi ci troviamo una situazione di incredibile abbandono, si comunicano dimissioni a mezzo stampa, si utilizza un linguaggio che nulla ha del distensivo. Dopo anni, alla provincia di Viterbo viene riconosciuto un ruolo nella giunta regionale e invece di essere orgogliosi di questa opportunità, invece di rivendicare la vittoria del Pd viterbese, si continua la guerra di parole sui giornali contro noi stessi.

Speriamo che al più presto, come già richiesto, ci possa essere la reale possibilità di analizzare tutto questo periodo e tutto ciò che ci ha condotto a questo punto negli organi competenti, senza mistificazioni, senza temporeggiare. Abbiamo la responsabilità di ricostruire un partito e di prepararci al meglio al turno di amministrative che porta con sé anche il comune capoluogo. L’unione comunale di Viterbo che prima aveva convocato un incontro sull’analisi del voto e poi lo aveva sconvocato, decide oggi di riconvocarlo togliendo di mezzo la riflessione sul voto e ponendo come punto all’ordine del giorno: elezioni e determinazioni. Speriamo che questo non voglia dire che ancora una volta, senza discussione, ci si trovi di fronte a pacchetti già pronti. Prima base imprescindibile per ricominciare è riconoscere gli errori. Solo da lì, possiamo ripartire”.

I componenti della direzione provinciale Pd Viterbo:

Alloro Francesco

Angelelli Gianluca

Benedetti Manuela

Boltrini Daniela

Carones Italo

Catanesi Angela

Celli Sandro

Fraticello Giuseppe

Galli Pietro

Gnisci Enrico

Gregori Lidia

Manini Elisabetta

Martinelli Vincenza

Mazzoli Alessandro

Mecocci Alessandra

Mongiardo Melissa

Norcia Gabriella

Novelli Lina

Panunzi Enrico

Pistilli Massimo

Pizzi Elda

Pontuale Agostino

Puddu Elisabetta

Scalzini Fabio

Serra Francesco

Trani Alessio

Troncarelli Alessandra

Zeppa Angelo

Zezza Antonio