Backstage – Quale “ricetta” per il centro storico

Backstage – Quale “ricetta” per il centro storico

Come si rivitalizza il centro storico, prestigioso e medievale, di una città come Viterbo? Non ci sono ricette miracolose (questo deve essere chiaro) e nessuno (tanto meno Backstage) possiede la bacchetta magica necessaria per ridare smalto e dignità a zone secolari

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Come si rivitalizza il centro storico, prestigioso e medievale, di una città come Viterbo? Non ci sono ricette miracolose (questo deve essere chiaro) e nessuno (tanto meno Backstage) possiede la bacchetta magica necessaria per ridare smalto e dignità a zone secolari. L’unica certezza è che servono lavoro, buona volontà e applicazione da parte di tutti: istituzioni, privati, residenti, turisti e occasionali frequentatori.

Qualche considerazione si può comunque fare. Viterbo è per certi versi piuttosto strana: se non si fa nulla, tutti a dire che è una vergogna, che non ci sono iniziative, che così si fa morire la parte più bella della città e via con le lamentazioni e le geremiadi. Purtroppo, le prefiche a comando non mancano mai. Quando, invece, c’è qualcosa (come in questi giorni Caffeina, e poi Tuscia Film Fest, Ombre, Ludika…) arrivano le proteste: troppa gente, ci sono pericoli, non esistono vie di fughe in caso di situazioni particolari… Tutta una serie di prese di posizione che di fatto criticano queste kermesse. O meglio, secondo i critici di professione, dovrebbero tenersi ma senza esagerare. Il che non significa nulla, in concreto.

Intanto, la prima decisione serie è la chiusura al traffico: tutti i giorni e a tutte le ore. Quindi, sempre. L’attuale amministrazione qualcosa ha fatto, ma non ha avuto il coraggio di andare fino in fondo, frenata dal timore che una decisione del genere potesse provocare risentimenti con conseguenze sul voto… In realtà, sono stati alcuni membri stessi della maggioranza a mettersi di traverso, ma non è che dalla minoranza siano arrivati stimoli particolari a proseguire su questa strada coraggiosa, già intrapresa con successo peraltro da altre municipalità che davvero puntano alla valorizzazione del centro storico. Nel quale – vale la pena sottolinearlo ancora una volta – si va a piedi e non in macchina (le uniche eccezioni, naturalmente, per i residenti, per i mezzi di soccorso e delle forze dell’ordine).

Questa è la base su cui si costruisce un’area accogliente e vivibile sempre. A questo punto, si deve partire con una programmazione seria di manifestazioni capaci di tenere sempre viva l’attenzione. Non possono bastare le Caffeine (estive e invernali) e gli altri avvenimenti: serve un insieme di eventi, cadenzati nel tempo, capaci di attrarre e di polarizzare. E qui una mano seria ce la deve mettere il pubblico, che non è solo il Comune, ma anche Camera di commercio, Regione, Coni, Provincia (per quello che può), federazioni sportive. E ancora associazioni culturali, imprenditori, enti di varia natura, associazioni di categoria. Sicuramente l’elenco è incompleto, ma tutti quelli che possono e hanno voglia, devono fare la loro parte. Basta organizzarsi ed evitare inutili e deleterie sovrapposizioni.

Tutti questi discorsi, ispirati unicamente al buonsenso, nulla hanno a che vedere con la chiusura delle attività commerciali. Se le cose non vanno, non si possono dare colpe a casaccio. Magari, prima bisognerebbe farsi un’esame di coscienza. Probabilmente se il centro fosse vivo e frequentato più spesso, tanti negozi resterebbero aperti e farebbero buoni affari. E magari sarebbe usato maggiormente anche per risiedervi con costanza.

Chi pensa però di scaricare ogni colpa sull’amministrazione comunale, commette un errore grave. Se le cose non funzionano, le responsabilità sono diffuse. Quindi, se davvero si hanno a cuore le sorti del quartiere medievale, tutti diano una mano. Senza se e senza ma.

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