Backstage – L’informazione asservita alla politica

Backstage – L’informazione asservita alla politica

C'è da restare interdetti di fronte agli episodi che sono accaduti nel corso della settimana appena trascorsa. Fatti che coinvolgono pesantemente il mondo dell'informazione e, in particolare, lo sfruttamenti di tragici avvenimenti a fini politici, cioè per confortare e rafforzare le proprie posizioni, anche a scapito del legittimo diritto alla riservatezza da parte delle vittime

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C’è da restare interdetti di fronte agli episodi che sono accaduti nel corso della settimana appena trascorsa. Fatti che coinvolgono pesantemente il mondo dell’informazione e, in particolare, lo sfruttamenti di tragici avvenimenti a fini politici, cioè per confortare e rafforzare le proprie posizioni, anche a scapito del legittimo diritto alla riservatezza da parte delle vittime. Il riferimento è a due episodi  e ad altrettanti articoli (con tanto di titoli ad effetto) nei quali è evidente la voglia di scaricare ogni colpa e responsabilità sugli sporchi negri che arrivano e vivono in Italia.

A Rimini, come si sa, un gruppo di extracomunitari è stato protagonista di una notte di inaudite violenze ai danni di una turista polacca e di un transessuale di origine peruviana. I fatti si conoscono nella loro crudezza e smisurata efferatezza. Non ci sono dubbi sulle responsabilità degli arrestati che si sono dovuti costituire, altrimenti avrebbero rischiato il linciaggio se fossero capitati in mani sbagliate: ma qui non siamo nel Far West dove la legge non contava e ci si faceva giustizia da soli. Anche le bestie di Rimini hanno diritto ad un giusto processo e ad una probabilissima e severissima condanna. Così funziona nei Paesi civili: ogni altro modo appartiene a società tribali e arretrate. Detto tutto questo, vien da chiedersi che significato ha pubblicare in maniera pressoché integrale l’ordinanza del Gip di Rimini con la quale si disponeva l’arresto di quei criminali. Un testo in cui abbondano i particolari scabrosi sul come quei criminali hanno ripetutamente abusato di quella ragazza. Ma un giornale non è un’aula di giustizia dove serve tutto, anche il particolare più sadico e crudele, per avere un quadro il più completo possibile dei fatti e per poter quindi condannare. No, un giornale è altro e serve ad altro: ad informare, principalmente. Ma se i carnefici sono negri, allora tutto fa brodo per avvalorare la tesi che vanno tutti cacciati via, magari ributtandoli subito in mare.

Sempre nel corso della settimana, si è voluto a tutti i costi attribuire la malaria che ha ucciso la bimba veneta a presunti contagi ad opera di chissà chi, sicuramente anch’essi africani, sporchi e portatori di malattie d’ogni genere. Inutile sottolineare che non c’è alcuna evidenza scientifica che questo sia realmente avvenuto, che gli accertamenti sono ancora in corso e che neppure per ora è stato dimostrato un rapporto diretto con l’assunzione di vaccini di qualunque genere. Ma non importa: ciò che conta è pretendere di dimostrare che la presenza e l’arrivo di africani comporta automaticamente violenza e malattie. Piuttosto non si dà adeguata informazione del fatto che, grazie agli accordi con la guardia costiera della Libia, gli sbarchi sono diminuiti: ci sono i numeri a testimoniarlo.

Ora accade pure (la notizia è di qualche giorno fa) che due turiste accusino due carabinieri di aver abusato di loro. Un’accusa ancora tutta dimostrare e da provare, ma – se fosse vera – si tratterebbe per caso di una violenza meno violenta? Atti così vergognosi e gravi possono (sempre se sono veramente accaduti) essere classificati di serie B, mentre quelli di Rimini sono di serie A o addirittura da Champions? Come si può classificare la violenza sessuale per categoria, a seconda di chi l’ha compiuta? E come ci si può così superficialmente dimenticare delle vittime, che non solo hanno subito stupri e abusi, ma che vedono pubblicate sui giornali anche la loro testimonianza resa davanti all’autorità giudiziaria? Non è anche questa una forma di gratuita violenza? I reati non dipendono dalla religione, dal colore della pelle, dalla nazionalità e dall’etnia di chi li compie: i delinquenti sono delinquenti e basta.

Una domanda viene da porsi: ma se i carabinieri risultassero colpevoli, qualcuno si prenderà la briga di pubblicare i verbali degli interrogatori delle vittime? Qualche dubbio sinceramente sorge.