Backstage – L’Italia non può diventare il Far West

Backstage – L’Italia non può diventare il Far West

I recenti fatti di Macerata, seguiti dai soliti schiamazzi di politici, politicanti e politicastri (aggravati e acuiti dal clima di campagna elettorale) non possono e non devono passare inosservati. Anche in questo caso, comunque, Backstage non ha pretese sociologiche, né tanto meno ricette pronte: c'è solo il desiderio di capire e e di fissare alcuni punti fermi. Che non hanno valenza assoluta e soprattutto non intendono prendere le parti di questo o quel partito

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I recenti fatti di Macerata, seguiti dai soliti schiamazzi di politici, politicanti e politicastri (aggravati e acuiti dal clima di campagna elettorale) non possono e non devono passare inosservati. Anche in questo caso, comunque, Backstage non ha pretese sociologiche, né tanto meno ricette pronte: c’è solo la necessità di fissare alcuni punti fermi. Che non hanno valenza assoluta e soprattutto non intendono prendere le parti di questo o quel partito.

La prima considerazione da fare è molto semplice, anzi dovrebbe essere scontata in un Paese normale: l’Italia non può e non deve essere il Far West, dove è lecito (addirittura apprezzabile…) che qualcuno si sveglia la mattina, imbraccia un fucile o si arma di una pistola e decide di farsi giustizia da solo. Questo non solo è illegale e costituisce reato, ma dovrebbe suscitare sdegno unanime. Invece, talvolta accade esattamente il contrario: ci si congratula e si rende onore ai protagonisti di tali follie. Ci sarebbe sinceramente soltanto da vergognarsi. E invece si preferisce cavalcare la tigre del facile consenso, cercando di raccattare qua e là qualche votarello. Chiunque aspiri a diventare classe dirigente di questo nostro bistrattato Paese deve prendere pubblicamente e drasticamente le distanze da episodi del genere. Senza se e senza ma.

Ma c’è un altro aspetto da non sottovalutare. In Italia le leggi ci sono (anche troppe), ma nell’inestricabile dedalo di norme, commi, articoli, riforme, controriforme e codicilli vari, c’è molto spesso la possibilità di trovare il cavillo giusto per eluderle, alleviarle, aggirarle. Tutto lecito, per carità, ma non sorge mai il dubbio nei nostri eminenti legislatori (tutti, senza distinzione) che la giustizia sia in molti casi una macchina ingrippata, nella quale alla fine “vince” il più furbo o il più “dotato” sul piano economico? Intanto, una giustizia insopportabilmente lenta è inevitabilmente ingiusta. E in più, per esempio, episodi lontani e recenti di scarcerazioni di delinquenti colti in flagranza di reato non possono non suscitare legittime recriminazioni. Il cittadino, normale e comune, percepisce in maniera chiara che qualcosa non va e chiede soltanto un paio di cosette assai semplici: giudizi sufficientemente rapidi in modo da arrivare il più presto possibile alla sentenza definitiva e, in caso di condanna, certezza della pena. Punto. Davvero ci vuole tanto per concretizzare un obiettivo del genere? Senza bisogno di sceriffi, vendicatori, “Zorri” e Robin Hood da strapazzo.