Backstage – Le decisioni calate dall’alto non funzionano

Backstage – Le decisioni calate dall’alto non funzionano

La vicenda immigrati nella realtà viterbese ha occupato le cronache giornalistiche (e non solo) per l'intera settimana. Un tema caldissimo tutt'altro che destinato ad esaurirsi nel corso dei prossimi giorni, anzi appare abbastanza probabile che della questione si continuerà a parlare con toni ancor più virulenti.

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La vicenda immigrati nella realtà viterbese ha occupato le cronache giornalistiche (e non solo) per l’intera settimana. Un tema caldissimo tutt’altro che destinato ad esaurirsi  nel corso dei prossimi giorni, anzi appare abbastanza probabile che della questione si continuerà a parlare con toni ancor più virulenti.

Il problema, come sempre, sta a monte. Cioè nella decisione della Prefettura di procedere nella creazione di strutture per l’accoglienza di extracomunitari senza almeno informare gli enti locali. Questo è quanto è stato sempre sostenuto dai sindaci dei comuni interessati e mai, va aggiunto, dagli uffici di Piazza del Plebiscito sono arrivate smentite di qualunque genere. Non c’è dubbio che le procedure seguite siano state e siano tuttora aderenti alla legge e alle disposizioni vigenti, come si suol dire. Il fatto è che accanto al rispetto delle regole, ci sono e sono ugualmente vigenti norme di comportamento che consigliano alle istituzioni di dialogare tra loro, di avere un rapporto costante e proficuo. Questo – da quanto è dato sapere – non è avvenuto: ad un certo punto si è saputo che nella zona della ex fiera di Viterbo sarebbero arrivate decine di persone: senza una consultazione preventiva, senza uno straccio di accordo, senza una comunicazione (ufficiale o ufficiosa che fosse). Arrivano e fatevene una ragione.

Non funziona così, non può funzionare. Le proteste sono scontate: andavano messe in conto e infatti sono puntualmente avvenute. E continueranno fino a quando si procederà  a senso unico, senza una logica condivisa tra istituzioni, cittadini e i loro rappresentanti. Non saranno certo la visita del senatore Aracri e le interrogazioni parlamentari a cambiare il corso delle cose: su questo bisogna essere chiari. Tanto più che la struttura su Cassia Nord potrebbe chiudere da un momento all’altro. Il neo prefetto di Viterbo, pur nel rispetto delle direttive che arrivano da Roma, cambi registro e comportamenti rispetto alla predecessora, le cui prese di posizione sinceramente sono apparse soltanto figlie di una rigidissima burocrazia che ha persino impedito di conoscere costi e conti. Sono soldi nostri, di noi cittadini: perché nascondere le cifre, nonostante le richieste dei consiglieri comunali? In questi casi, l’antico adagio si attaglia perfettamente: a seminare vento, si raccoglie tempesta.

Un’ultima considerazione a margine. Nel consiglio comunale di giovedì scorso, c’è stato un durissimo attacco della rampante consigliera Martina Minchella al sindaco Michelini. La giovane esponente Pd, convertitasi in corso d’opera al credo fioroniano, ha sottolineato senza mezzi termini che il primo cittadino ha tradito la fiducia di chi lo sostiene in Sala d’Ercole e quindi dei viterbesi tutti. Si può essere accusati di dietrologia a pensare che si tratti di un primo segnale in vista delle elezioni comunali? Manca poco più di un anno, salvo sconvolgimenti, e i posizionamenti sono già cominciati.

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