Backstage – Indignarsi per il calcio non è reato

Backstage – Indignarsi per il calcio non è reato

Il calcio è uno straordinario business a livello planetario che muove tantissimi soldi (troppi) e altrettanti interessi (talvolta non leciti). Quindi è comprensibile che di fronte a disfatte sportive come l'eliminazione dell'Italia dalle fasi finali dei Mondiali arrivino le reazioni di intellettualoidi da strapazzo che, usando la bacheca gratuita di Facebook, sparano sentenze del genere "il calcio è l'oppio dei popoli"

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E’ vero, il calcio è uno straordinario business a livello planetario che muove tantissimi soldi (troppi) e altrettanti interessi (talvolta non leciti). Quindi è comprensibile che di fronte a disfatte sportive come l’eliminazione dell’Italia dalle fasi finali dei Mondiali arrivino le reazioni di intellettualoidi da strapazzo che, usando la bacheca gratuita di Facebook, sparano sentenze del genere “il calcio è l’oppio dei popoli”. Sarebbe il caso che lorsignori, caratterizzati da un’insopportabile e inconfondibile puzzetta sotto il naso, abbiano il pudore e l’educazione di non offendere milioni di persone (compreso il sottoscritto) che per l’eliminazione dell’Italia per mano della Svezia hanno sofferto e si sono indignati. Così come, quando gli azzurri vinsero il Mondiale di Germania nel 2006, quelle stesse persone (e forse anche taluni di quegli scienziati di cui sopra) gioirono e festeggiarono.

E che c’è di male o di strano? Il calcio suscita sentimenti ed emozioni. Muove passioni viscerali, che scavano e si alimentano nel profondo: il calcio è amore.  Non c’è proprio nulla di cui doversi vergognare, confermando comunque a scanso di equivoci che quella era e rimane una sconfitta sportiva e in quell’ambito resta confinata. Non declassifica l’Italia e non rende gli italiani migliori o peggiori di quello che sono. Certo, ci sono anche i fanatici, ma il fanatismo (come la stragrande maggioranza dei termini che finiscono in “ismo”) da qualunque parte stia è sempre da condannare. E poi ci sono anche gli stupidi che fischiano l’inno svedese (a che serve?), ma ci pensano uno come Buffon (che applaude e viene inquadrato dalle tv) e un altro come De Rossi che a fine gara sale sul pullman dei nordici per scusarsi (purtroppo non inquadrato dalle telecamere): gesti che andrebbero ripetuti ogni giorno in tutte le scuole calcio del pianeta perché è così che si insegna ai più piccoli a diventare prima uomini e poi calciatori.

Stiano tranquilli i lorsignori di cui sopra: continueremo ad indignarci ugualmente delle tante cose che non funzionano nella nostra Italia e nelle nostre comunità; delle ingiustizie piccole e grandi che caratterizzano il nostro quotidiano; delle vessazioni palesi e occulte a cui sono sottoposte le persone molto spesso considerate più sudditi che cittadini; delle burocrazie che soffocano anche le migliori intenzioni; dei privilegi che alla fine toccano sempre i “soliti noti”. Ma ci sarà consentito di indignarci o anche semplicemente rammaricarsi per qualche ora (non di più) per la sconfitta della nazionale? O si compie peccato di lesa maestà verso i benpensanti del piffero, sempre pronti a sputare nello stesso piatto in cui magari di nascosto mangiano e prosperano. Ma fateci il piacere…