Backstage – Come offendere una nobile professione

Backstage – Come offendere una nobile professione

Domanda: qualcuno si fiderebbe di un impiegato o di un idraulico che, nel tempo libero, fa l'ingegnere o il medico? No, certamente no. Può svolgere l'attività di medico o di ingegnere chi ha regolarmente seguito e superato i corsi universitari previsti e, successivamente, l'esame di Stato che abilita all'esercizio della professione. Scorciatoie non ne esistono, ed è normale che sia così

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Domanda: qualcuno si fiderebbe di un impiegato o di un idraulico che, nel tempo libero, fa l’ingegnere o il medico? No, certamente no. Può svolgere l’attività di medico o di ingegnere chi ha regolarmente seguito e superato i corsi universitari previsti e, successivamente, l’esame di Stato che abilita all’esercizio della professione. Scorciatoie non ne esistono, ed è normale che sia così. Allora, vien da chiedersi come mai sia possibile fare il giornalista pur svolgendo un’altra attività, dalla quale peraltro si ricava il necessario per vivere. E’ una delle (tante) aberrazioni che caratterizzano un mestiere, vilipeso e oltraggiato dall’impreparazione e dall’improvvisazione di tanti che soltanto perché in possesso di un tesserino (ottenuto chissà come) sono autorizzati ad esercitare la professione di giornalista.

Oggi tale categoria è divisa in due gruppi: professionisti e pubblicisti. I primi ottengono il titolo professionale superando un esame di Stato, al termine di un periodo di praticantato di 18 mesi presso una testata giornalistica regolarmente registrata oppure frequentando cosi di formazione sparsi sul territorio nazionale. Nell’uno o nell’altro caso, è comunque l’esame a sancire il diritto ad essere definiti “giornalisti”. La qualifica di pubblicista, invece, si ottiene collaborando con una testata regolarmente registrata, scrivendo un numero minimo di articolo nell’arco di un biennio e venendo retribuiti. Si tratta di una suddivisione ormai arcaica e superata: non ha senso parlare di professionisti e pubblicisti, si deve parlare semplicemente di giornalisti. In sostanza, può e deve fregiarsi di questo titolo solo chi svolge in maniera esclusiva questa professione. Ovvero, in maniera ancor più semplice, chi vive di giornalismo (anzi, sempre più spesso sopravvive: troppo comodo avere uno stipendio sicuro e poi “divertirsi” a fare il giornalista…).

Non dovrebbe essere particolarmente complicato per l’Ordine dei giornalisti verificare chi, tra gli iscritti, risponde a tali banali requisiti. Solo a costoro, professionisti o pubblicisti che siano, va riconosciuto il titolo. Gli altri, cioè coloro che per scelta o per necessità fanno un altro lavoro, potranno essere inseriti in un elenco speciale, ma non dovranno avere la possibilità per esempio di essere direttore responsabile di una qualsiasi testata. Anzi, se proprio si vuole continuare a mantenere in piedi l’anacronistica distinzione tra professionista e pubblicista (che in molti altri Paesi non esiste), andrebbe inserita una norma in base alla quale il direttore responsabile di una qualunque testata deve essere un professionista. Che non è di per sé garanzia di competenza e capacità, ma almeno un minimo di preparazione è stata acquisita

Oggi in Italia può diventare pubblicista anche una persona che non ha mai scritto un articolo in vita sua e che non ha mai frequentato uno straccio di redazione. Come? Basta che ci sia qualcuno che scrive e firma quel numero minimo di articoli e un direttore responsabile che attesti il falso. Basta aggiungere la documentazione del versamento delle ritenute d’acconto, magari pagate non dall’editore (come dovrebbe essere) ma di tasca propria dal diretto interessato. Non c’è da scandalizzarsi perché le cose funzionano così e l’Ordine all’atto della presentazione della domanda di iscrizione verifica solo che le ritenute siano state versate. Tutto quello che ci potrebbe essere dietro, non conta. E questa persona diventata giornalista in tal modo può il giorno dopo aprire un giornale e diventarne direttore responsabile. Vi fidereste di un siffatto personaggio? La risposta è naturalmente no, ma casi del genere si sono già verificati.

Altra domanda: perché all’Ordine dei geometri sono iscritti solo geometri, a quello dei medici solo medici e via discorrendo, mentre a quello dei giornalisti c’è di tutto? Possibile che non si possa disciplinare e rendere normale una così nobile professione? Possibile che l’informazione debba essere affidata ad incompetenti matricolati, la cui incapacità è direttamente proporzionale alla presunzione con cui sbandierano quel tesserino ottenuto chissà come… In un Paese serio e civile, non dovrebbe essere possibile: in Italia, nel 2017, purtroppo sì.

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