Attentato al termalismo viterbese. Il Bullicame pugnalato alla schiena

Attentato al termalismo viterbese. Il Bullicame pugnalato alla schiena

Il termalismo viterbese è messo male. Palazzo dei Priori sembra avere un atteggiamento blando, poco incisivo. La vicenda della "callara" e come la questione viene affrontata in queste ore sembre dire più di quello che non viene detto. Il termalismo viterbese è da solo, in balia di interessi legittimi e privati che con quello generale hanno poco a che fare.

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Il Bullicame è ridotto a un cadavere. L’acqua all’interno della “callara” è praticamente collassata. Una situazione grave su cui va fatta piena chiarezza. Non comprendiamo alcune dichiarazioni rilasciate nelle ultime ore da esponenti di Palazzo dei Priori. Dichiarazioni distensive, che sembrano intenzionate a minimizzare una situazione grave.

L’acqua termale è scomparsa. Si vuole o non si vuole conoscerne il perché? Il fattaccio risale allo scorso 25 novembre, quando intorno alle 15,30 del pomeriggio i canaletti che riempiono le vasche del parco del Bullicame si sono prosciugati. I presenti sul posto sono corsi a vedere verso l sorgente, trovandola abbassata di livello. Fino a quasi prosciugarsi intorno alle 20 di sera. Sul posto sono intervenuti il sindaco di Viterbo Leonardo Michelini, l’assessore Antonio Delli Iaconi, il direttore di miniera Giuseppe Pagano e Giovanni Faperdue (da sempre in prima linea per la tutela del parco).

Da quello che si è appreso la Regione Lazio avrebbe presentato un esposto. Ma cosa è accaduto quel pomeriggio del 25 novembre? Cosa ha determinato il collasso della “callara”, che perdura ancora? Si tratta di un danno casuale o provocato da qualcuno? C’è possibilità di ripristinare la vecchia situazione o ci troviamo di fronte a un danno permanente al bacino termale viterbese?

Queste sono tutte domande importanti, che avrebbero bisogno di risposte curate. Che il Comune di Viterbo non abbia ritenuto opportuno fare il punto in maniera forte, rendere nota la relazione del direttore di miniera Giuseppe Pagano non è una buona cosa. L’impressione è che si voglia minimizzare un problema serio a un patrimonio di tutti i viterbesi.

“Questa mattina – scrive Giovanni Faperdue ieri, dal suo profilo facebook – intorno alle dieci, mi sono recato ancora una volta al capezzale del Bullicame per verificare il suo stato di salute e, a stento, ho trattenuto la commozione. Non sto assolutamente esagerando. La “callara”, uno dei monumenti naturali termali, più belli d’Italia, giaceva moribonda e collassata. Più che la nostra amata “callara” sembrava di vedere un cratere provocato dall’esplosione di una bomba, o dall’atterraggio improvviso e violento di un meteorite. Infatti l’acqua, il prezioso e terapeutico elemento che da sempre è il suo orgoglioso ornamento, non c’era quasi più. Appariva solo una piccola quantità sul fondo. Poi solo il cratere, solo questa cavità col buco, vuota da fare pena. Vuota e deturpata che gridava vendetta. Vuota come io, che comincio ad avere un’età da senatore, non l’ho mai vista. In passato mi era accaduto più volte di lamentare la penuria d’acqua della “callara”, ma mai e poi mai, ho visto la nostra fonte principale del Bullicame, ridotta in questo stato pietoso”.

Il Comune di Viterbo deve fare chiarezza. Deve difendere l’interesse collettivo e il termalismo viterbese. Un comparto dietro al quale è possibile trovare una cesta di interessi privati, tutti legittimi ma di pochi. Ma Palazzo dei Priori è chiamato a fare l’interesse pubblico. Che fine ha fatto il bando di gara per il rilancio delle ex Terme Inps annunciato da Delli Iaconi e che, secondo il suo annuncio, doveva essere aperto a fine ottobre?

Il sospetto, da chiarire, è che dietro alla penosa situazione del Bullicame ci sia uno scavo abusivo di un nuovo pozzo o l’ampliamento non autorizzato di uno già esistente.