Arsenico, la prova del fallimento di un’intera classe dirigente. Vorrebbero ancora una proroga

Arsenico, la prova del fallimento di un’intera classe dirigente. Vorrebbero ancora una proroga

Acqua all'arsenico, quanta ne dovranno ancora mandare giù i viterbesi? La domanda è di quelle spinose, mentre sembrerebbe balenare l'idea di richiedere nuove proroghe.

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arsenicoIl Comitato ‘Non ce la beviamo’ interviene con fermezza sulla questione arsenico, bacchettando la classe politica locale per la poca presenza sull’argomento. A oggi, quando mancano un pugno di settimane alla scadenza dell’ultima proroga, ancora non è chiara la situazione dei dearsenificatori. In realtà sembra chiara una cosa: poco è stato fatto e nella mente degli amministratori locali starebbe balenando l’idea di chiedere un ulteriore proroga.

 

IL COMUNICATO DEL COMITATO ‘NON CE LA BEVIAMO’

Apprendiamo che il presidente della Provincia nonché presidente dell’Ato 1 Marcello Meroi e l’assessore Paolo Equitani a seguito della riunione con tutti i sindaci della provincia, avrebbero chiesto un incontro all’assessore all’Ambiente della Regione Lazio Refrigeri per ottenere lo stato dei lavori sulla realizzazione dei dearsenificatori nella provincia di Viterbo.

La prima reazione è: si svegliano ora? Non sono loro che avrebbero dovuto condurre e gestire sul nostro territorio la questione dell’arsenico?

Ci chiediamo questo perché noi, comuni cittadini riuniti in un comitato, disponiamo già di quei dati aggiornati alla data del 2 ottobre. 

Eravamo coscienti che l’argomento arsenico fosse stato da tutti sottostimato ma non potevamo certo pensare che l’inerzia delle istituzioni locali raggiungesse tale livello. A due mesi dalla scadenza dell’ultima proroga fissata al 31 dicembre 2014, se così vogliamo chiamarla perché la vera deroga era quella fissata dalla comunità europea che scadeva il 31 dicembre 2012, i nostri amministratori si svegliano e chiedono lo stato dei lavori alla Regione.

Ma ciò che è più grave è la motivazione, secondo la quale questi signori si sarebbero preoccupati perché dal 1 gennaio prossimo le limitazioni d’uso di acqua potabile, che saranno disposte a causa della scadenza della proroga, causerebbero una serie di contenziosi che costringerebbero a ridurre il costo delle bollette dell’acqua. E per evitare questo una nuova e brillante idea del conclave degli amministratori locali: una richiesta di ulteriore proroga.

Neanche un commento merita questo tipo di politica. Noi continuiamo sulla nostra strada e, informiamo i cittadini, che, come possono leggere dalla lettera della Regione, pochi sono i dearsenificatori ultimati, per la maggior parte sono ancora in corso i lavori e per alcuni non è neanche stato approvato il progetto.

Emerge, inoltre, che nelle more della realizzazione dei lavori sarebbe previsto la miscelazione delle acque da fonti trattate con dearsenificatori e fonti ancora sprovviste e l’impiego di dearsenificatori provvisori. Ciò che ci preoccupa è che quei pochi dearsenificatori ultimati non sarebbero ancora stati presi in carico ufficialmente da Talete e che quest’ultima, con il suo bilancio in passivo, non sarebbe disposta a prenderli in carico.

Nulla, inoltre, sulla soluzione definitiva, visto che i dearsenificatori sarebbero soltanto la soluzione tampone al problema. Tra le varie ipotesi che prevedevano dallo scavo dei pozzi in fonti pure, al rifornimento idrico dalle acque del Peschiera, non è stata ancora formalizzata nessuna decisione. La Regione si è impegnata a convocarci al tavolo delle trattative con le altre istituzioni competenti per tutta la vicenda arsenico che oltre alle problematiche sopra esposte abbraccia anche lo screening sanitario sulla popolazione e i risultati del centro epidemiologico regionale che dovrebbe campionare le patologie collegate comprese quelle oncologiche.

E allora cosa si aspetta? Noi non vogliamo nessuna proroga, vogliamo risultati concreti perché hanno avuto 13 anni per risolvere il problema e ancora siamo all’abc.