Arsenico, depuratori e divieti aiutano ma non risolvono il problema

Arsenico, depuratori e divieti aiutano ma non risolvono il problema

Dopo oltre tre anni dalla legge europeo che riduce la massima quantità di arsenico nell'acqua potabile, la Tuscia rimane in parte ancora fuori quota

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Oltre tre anni fa, dal primo gennaio 2013, la Comunità Europea segnò il nuovo limite massimo di arsenico nell’acqua potabile a 10 microgrammi/litro. Un decreto che in Italia, ma soprattutto nel Lazio, creò non pochi problemi. Dei 60 comuni di cui è composta la Tuscia, oltre la metà risultavano fuori dai parametri e i sindaci cercarono di metterci una pezza con divieti di uso potabile e per cucina. Ovviamente la prima misura non ebbe alcun effetto benefico, poi arrivarono i dearsenificatori.

Costruiti dalla Regione Lazio con un finanziamento mica da ridere, hanno portato un po’ di pace nei paesi della Tuscia e del Lazio, ma non a tutti. A maggio, infatti, nel viterbese erano ancora 15 i Comuni che superavano la soglia stabilita, ad agosto sono saliti a 21, mentre a settembre secondo la Asl sono di nuovo scesi a 15.

Il problema? A volte sono gli stessi livelli di arsenico a essere fin troppo elevati. Altre volte si tratta di un problema di manutenzione e cambio filtri, di cui i dearsenificatori hanno estremamente bisogno, ma che a volte possono non ricevere tempestivamente. I 15 comuni che attualmente sono ancora sopra i limiti di arsenico – e relativi pozzi – sono Bagnoregio (11, 15 e 21,5), Bolsena (12), Castel Sant’Elia (19), Civita Castellana (12, 13, 23, 23), Civitella d’Agliano (11), Fabrica di Roma (12, 23, 34, 45), Farnese (22), Monte Romano (16,5), Nepi (17 e 18), Ronciglione (11, 12, 12, 13, 13, 15), Sutri (13), Tuscania (12, 15, 16, 24), Vejano (11), Vetralla (11, 11, 12, 13, 15, 18, 19, 21, 33, 42), Villa San Giovanni in Tuscia (15,5).

Alcuni di questi – quasi tutti – fanno parte della rete di comuni inseriti in Talete spa, la società viterbese di gestione idrica, al quale la Regione ha anche affidato il compito di gestire i dearsenificatori di tutto il Lazio. Si attende quindi l’intervento dei tecnici della società locale per risolvere, forse, il problema alla radice e rendere di nuovo l’acqua potabile.

Bagnoregio, invece, fa parte dei 18 comuni della Tuscia che non hanno ancora aderito a Talete e che, in franchezza, non valutano per nulla l’idea di farlo. Per risolvere il problema alla base il sindaco Bigiotti sta facendo realizzare un nuovo pozzo in località Campolungo, così da bypassare i potabilizzatori e raddoppiare la portata dell’acqua.

Il problema arsenico nella Tuscia, comunque, prosegue da tre anni quasi del tutto immutato e tutte le azioni finora sono servite a poco. Chissà se l’idea di Bigiotti potrà essere un nuovo passo verso la soluzione, senza ricorrere ai costi dearsenificatori regionali?

 

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