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Aperta la caccia “alla lepre” in un quadro politico radicalmente cambiato dalla primavera 2013

Aperta la caccia “alla lepre” in un quadro politico radicalmente cambiato dalla primavera 2013

Gli occhi sono già sulle prospettive di giugno. Ma cosa si cerca? Qual è l'appetito politico della città? Sarebbe scontato parlare di una prospettiva “ammazza Michelini”. Ma non è così, stavolta le cose stanno diversamente.

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C’era la Viterbo del “cattivo” Marini, il sindaco “da abbattere”. Era tutto chiaro in quella primavera 2013, due anni e mezzo fa. Un tempo breve ma una vera e propria era geologica politica, alla luce dei profondi cambiamenti dello scenario nel capoluogo della Tuscia maturati in qualcosa come 36 mesi.

A soddisfare la domanda di “cacciata del centrodestra”, logorato da 20 anni di governo continuativo della città, dalle lotte intestine e dal venire meno della stella cometa berlusconiana, risultò più bravo Leonardo Michelini.

Il sindaco imprenditore, il già presidente della Coldiretti (in un territorio dove il mondo agricolo ha il suo bel peso), l’uomo capace di raccontare una prospettiva diversa. L’annunciatore di una “Viterbo impresa possibile”, pronta ad andare “Oltre le mura” e di aprire le finestre di Palazzo dei Priori.

Funzionò più di tutti. Perché fu in grado di attirare l’attenzione e risultare credibile in diversi ambienti della città. Ma soprattutto perché a conti fatti sembrò a quegli ambienti, che muovono numeri considerevoli di voti, l’unico “ammazza Marini” possibile. Troppo fragili le candidature di Filippo Rossi in solitaria, di Chiara Frontini in solitaria, di Gianmaria Santucci in solitaria. Non considerati pronti a governare la città i Cinque Stelle, che pure volavano a livello nazionale. Tutto il resto non venne neanche preso in considerazione.

In queste ore, dove l’amministrazione Michelini è appesa a un filo, si riapre il dibattito elettorale. Non è scontato che tutto venga giù, diciamo però che è altamente probabile. Si apre con sempre maggiore insistenza il quadro del voto a giugno. Sono infatti rimasti in pochissimi a credere nel proseguo di Michelini e della sua squadra, anche perché di fatto una squadra non c’è più. Lo spartiacque è rappresentato da una data sul calendario: il 24 febbraio. Se Michelini cade prima si vota a giugno, altrimenti assisteremo alla messa in onda di un governo di scopo che non avrà vita più lunga del prossimo dicembre. Tutti danno per certo, qualora l’attuale amministrazione riuscisse a tirare avanti, il ritorno alle urne nel maggio 2017. Data molto probabile anche per il voto politico.

Allora gli occhi sono già sulle prospettive di giugno. Ma cosa si cerca? Qual è l’appetito politico della città? Sarebbe scontato parlare di una prospettiva “ammazza Michelini”. Ma non è così, stavolta le cose stanno diversamente. L’esperienza Michelini infatti lascia un’eredità importante, un insegnamento: non basta vincere, occorre governare.

E’ questo il bisogno dei cittadini nel presente momento storico. Non c’è voglia di sante alleanze, capaci di imbarcarsi forze nel segno del cambiamento di sindaco. E’ radicale il bisogno di un’inversione  di prospettiva, di stile amministrativo. Viterbo ha bisogno di un sindaco capace e messo in condizione di poter davvero governare. Queste le caratteristiche della lepre.

Conoscenza della politica, dell’amministrazione, carattere dialogante, capacità di comunicazione, capacità di scelta e di azione, di pensare. Un uomo del fare. Questa è la richiesta del mercato per le prossime elezioni. Non sono tempi per i giochini politici, per sommare pacchetti clientelari di voti. E’ il momento della ricerca di una prospettiva reale per Viterbo, capace di essere esemplificata anche in slogan ma che non risultino vuoti.

Gli imprenditori, gli operati del tessuto sociale locale, le associazioni (tanto messe al margine in questi anni) hanno fame di un riferimento credibile. Chi più si avvicinerà a questi tratti, a questi caratteri, riuscirà a incassare il consenso necessario. E più della squadra conterà il sindaco, quella figura che è così mancata all’attuale amministrazione. Tanto da determinarne un incartamento definitivo e non più risolvibile, se non con l’unica strada della terapia di un governo di scopo a scadenza.

Alla classe politica viterbese l’onore di scovare questo tipo di uomini. Sperando che quanto visto in questi anni sia utile a capire che vincere serve a governare e non può essere considerato un obiettivo di per sé.

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