Antoniozzi: “la Viterbo culturale è morta”. Replica Capo: “è una stronzata”

Antoniozzi: “la Viterbo culturale è morta”. Replica Capo: “è una stronzata”

Franco scambio di battute tra il cantante lirico fresco di ritorno a casa dopo un periodo vissuto fuori dalla Città e il direttore artistico di Medioera, Cervo e Pelliccia

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A Viterbo la cultura è morta: Alfonso Antoniozzi attacca, Massimiliano Capo ribatte “è una stronzata”. Franco scambio di battute tra il cantante lirico fresco di ritorno a casa dopo un periodo vissuto fuori dalla Città e il direttore artistico di Medioera. Antoniozzi ieri mattina presso le Terme Salus ha aperto i lavori dell’Isola che non c’è, l’appuntamento organizzato dall’associazione Fondazione per iniziare a prendere appunti sulle prospettive di crescita e le idee da mettere in campo per una Viterbo migliore. Il suo duro intervento sulla cultura viterbese ha fatto discutere.

“A Viterbo – ha ribadito Antoniozzi – la vita culturale è morta e bisognerà prendere atto finalmente che sono i cittadini che non la vogliono davvero, altrimenti l’avrebbero già abbondantemente esatta (da esigere) e ottenuta, quindi non stiamo a perdere ulteriore tempo in chiacchiere”. Antoniozzi ha poi lanciato la provocazione: “facciamo un garage al posto del teatro che almeno quello spazio si utilizza”.

Ad Antoniozzi hanno risposto Massimiliano Capo e Gian Maria Cervo. Capo ha definito “una stronzata” quella della Città morta e ha inviato a ripartire dalle cose che ci sono, che non sono poche e molte di livello. Cervo ha sottolineato però l’assenza di politica culturali e ha spiegato che quando un amministratore chiede alla cultura di autofinanziarsi sbaglia, perché i soldi servono. “Se lo dicessero in Germania lo taccerebbero di nazifascismo”. Parole dure anche da Paolo Pelliccia, commissario della biblioteca provinciale che ha poi parlato anche della trasparenza: “la cultura deve essere pubblica e bisogna dire che i 100mila euro stanziati per i Festival viterbesi sono gli stessi che hanno tagliato alla Biblioteca”. Dando il via insomma ad una guerra tra poveri.

Un dibattito frizzante, forse il più frizzante di quelli che si sono tenuto all’Isola che non c’è, che dimostrano che Antoniozzi non ha del tutto ragione. Ma la sua provocazione andrebbe colta anche in un altro senso: se le iniziative culturali di livello ci sono, la cittadinanza attiva dove è finita?