All’ex Mattatoio la mostra di Madaudo a cura della Biblioteca Consorziale

All’ex Mattatoio la mostra di Madaudo a cura della Biblioteca Consorziale

Con la mostra Mattatoio 22 la Biblioteca Consorziale di Viterbo debutta nel mondo dell’arte, portando all’attenzione del pubblico un artista poliedrico e di caratura internazionale come Beppe Madaudo. Appuntamento dal 24 febbraio al 12 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Escluso il lunedì mattina, quando la mostra rimarrà chiusa. Al Polo culturale della Fondazione Carivit in via Faul.

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Con la mostra Mattatoio 22 la Biblioteca Consorziale di Viterbo debutta nel mondo dell’arte, portando all’attenzione del pubblico un artista poliedrico e di caratura internazionale come Beppe Madaudo. Appuntamento dal 24 febbraio al 12 marzo dalle 10 alle 13 e dalle 16 alle 20. Escluso il lunedì mattina, quando la mostra rimarrà chiusa. Al Polo culturale della Fondazione Carivit in via Faul.

“Molti ci chiedono: perché una Biblioteca organizza una mostra d’arte? L’organizzazione di mostre d’arte – spiega Paolo Pelliccia, Commissario Strardinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo – va infatti ad affiancarsi alla intensa attività della Biblioteca che dal libro all’educazione, all’attualità, alla progettualità per il territorio, spazia nei vari campi del sapere per offrire ai cittadini quello stimolo a pensare e a vivere consapevolmente che è l’obiettivo ultimo di ogni istituzione culturale”.

La Biblioteca esplica così il proprio intento, ovvero quello “di rendere accessibile ai cittadini la Cultura in ogni sua forma e – ancora Paolo Pelliccia, Commissario Strardinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo – preso atto della deriva che il sistema culturale italiano vive da anni, allargare la nostra attività in campo artistico è diventata una scelta precisa e necessaria. L’arte, infatti, più di ogni altra forma di cultura rappresenta uno stimolo critico per la società, una finestra aperta sul possibile, su quelle realtà che attendono il nostro contributo di pensiero e di volontà per farsi concrete, o su quelle realtà sotto gli occhi di tutti eppure nascoste ai più, che solo l’artista sa svelare nel loro significato”.

Perché Madaudo? “La scelta di Madaudo per questa prima mostra non è casuale. Beppe Madaudo – aggiunge Paolo Pelliccia, Commissario Strardinario della Biblioteca Consorziale di Viterbo – sa svelare senza ostentare, sa metterci allo specchio di fronte a forme animali a noi lontane, sa dire di noi senza mai fissarci in una forma. Per questo suo tratto poetico oltre che per la sua fama e talento indiscussi, lo abbiamo scelto per inaugurare il nostro ciclo di mostre ed eventi d’arte. Madaudo è un’artista autentico, che nella sua ricerca ha saputo mettere in questione anche il suo enorme talento per la raffigurazione. Un talento grazie al quale si era guadagnato le scene mondiali del disegno e del fumetto a cui ha rinunciato per mettersi al servizio della pittura a olio e di un immaginifico bestiario che è sintesi di antico e moderno, di visione surreale e sguardo sul presente che diventa sguardo su noi stessi, sulle nostre passioni, debolezze, sogni, illusioni e vanità. Perché cosa è la vera cultura se non conoscere se stessi e la propria finitezza, imparare a guardare gli altri e il mondo per quello che sono?”

Madaudo è quindi un testimone d’eccellenza per la causa della Biblioteca Consorziale, “un campione dell’arte che ci aiuta a portare il valore della cultura dentro la vita e le emozioni più profonde. Prendete ad esempio la serie delle farfalle. Per Madaudo diventano materia pittorica densa e sovrapposta, stratificata, in antitesi a quella leggerezza ammaliante che strega il collezionista, affascina l’entomologo e ispira il poeta. Proprio quella pesantezza materica diventa sintomo di una passione che appesantisce l’animo nell’atto stesso del voler catturare in volo la leggerezza della farfalla. Una contraddizione che vive in tutti noi, affranti dalla frustrazione ma innalzati e ispirati dal desiderio.

È da qui che nasce il significato dell’arte, da queste analogie e contraddizioni, come nel caso di Nabokov che scrive “Lolita” tra una battaglia e l’altra con le farfalle del suo giardino. L’autore le insegue con il retino guidato dalla sua ossessione di possederle, di metterle sotto vetro, di fissarle con gli spilli. Ma proprio come ogni tentativo di appropriarsi della freschezza della giovinetta Dolores finirà per divorare sia l’attempato professore sia la ragazza senza mai giungere ad un compimento, così la farfalla una volta sotto vetro, catalogata e messa in ordine non ha più quella leggerezza sfuggente e si mostra nei quadri di Madaudo come il nostro ritratto. Ad ogni strato di colore si associa un tentativo frustrato di prendere le sembianze della farfalla e spiccare il volo. Eppure, che magia in quei colori, in quelle forme aeree! Che desiderio di fare un altro tentativo e spiccare finalmente il volo verso la leggerezza dell’anima. Ecco perché una biblioteca organizza una mostra d’arte: per darci l’opportunità di spiccare il volo sulle ali dell’arte per guardare dall’alto la nostra esistenza e chiederci a cosa davvero vogliamo consacrarla”.

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