Aliperti sui cartelloni: “li ho scritti io, non sono sbagliati”. E incarica un legale di seguire la vicenda

Aliperti sui cartelloni: “li ho scritti io, non sono sbagliati”. E incarica un legale di seguire la vicenda

Aliperti ha scritto prima di aver affidato la traduzione ad un interprete madrelingua e poi ha specificato che "non esiste una regola sulle traduzioni delle piazze e dei luoghi ma solo molte prassi"

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I cartelloni non sono sbagliati e chi prosegue a polemizzare rischia una querela. Francesco Aliperti, il professionista noto in città per il lavoro svolto con Archeoares snc presso il Museo Colle Del Duomo interviene mettendo i puntini sulle “i” su una vicenda che da giorni riempie le pagine dei social e dei giornali locali (qui e qui) e che da ieri notte è letteralmente esplosa con la pubblicazione della notizia sul Corriere della Sera, tanto da richiamare prontamente l’attenzione del Comune che ha deciso di “rettificare i cartelloni” (qui).

Aliperti ha scritto prima di aver affidato la traduzione ad un interprete madrelingua e poi ha specificato che “non esiste una regola sulle traduzioni delle piazze e dei luoghi ma solo molte prassi”. Il riferimento è alla scelta di utilizzare le diciture “Square of xxxx” invece che le più conosciute “xxxx square” come Trafalgar Square o Times Square.

“Pur conoscendo l’inglese – ha aggiunto – non mi sono fidato della mia preparazione ed ho deciso di affidare la parte di traduzione ad un interprete di mestiere, che tra l’altro è anche madrelingua”. La madrelingua ha poi spiegato che “usare questa formula non è un uso sbagliato dell’inglese ma semplicemente un altro modo per dire la stessa cosa”. Aliperti poi spiega anche altre cose come l’utilizzo del termine City al posto di quello di Town e contiene anche le dichiarazioni della professionista incaricata.

Dopo poche ore dall’invio del primo comunicato Aliperti aggiunge anche un monito e informa di aver dato mandato al legale avv. Gullo del Foro di Messina “di seguire con attenzione la vicenda e di valutare eventuali azioni nei confronti di chi continua a procedere in tal senso”.

 

La nota 1

In merito alle polemiche che leggo sui giornali e gli organi di informazione nate a seguito dell’installazione della nuova segnaletica turistica, voglio precisare alcuni punti.

Ho effettuato personalmente il lavoro di scrittura dei testi a seguito dell’incarico vinto. Mi sono occupato di redigere e correggere tutti i testi informativi presenti nei cartelli sulla base delle conoscenze storico e artistiche maturate negli anni di formazione e di lavoro nel settore.
Pur conoscendo l’inglese, non mi sono fidato della mia preparazione ed ho deciso di affidare la parte di traduzione ad un interprete di mestiere, che tra l’altro è anche madrelingua (fermo restando che l’errore può capitare a tutti). A seguito delle polemiche nate in questi giorni ho quindi chiesto chiarimenti alla traduttrice sul perché delle traduzioni contestate. Riassumo in pochi punti l’ampia spiegazione fornitami:

1. Non esiste una regola sulle traduzioni delle piazze e dei luoghi ma solo molte prassi;

2. In merito alla traduzione dei nomi delle piazze, la traduttrice ha incontrato oggettive difficoltà per renderli nella maniera più fedele possibile. A titolo di esempio vi cito questo passo della sua risposta “some of the names of the places in Viterbo are not able to be described using the possessive, for example Piazza della Morte, which translated directly is the Square of Death but you would never say Death’s Square”. Per i pochi che non conoscessero l’inglese in città si può così riassumere: “alcuni nomi di piazze non possono essere resi in inglese se non con una traduzione diretta. Esempio lampante è Piazza della Morte”;

3. Uno dei punti fermi di tutte le prassi è quello di mantenersi fedeli al metodo utilizzato (decidere quindi di tradurre, di non tradurre, di usare la traduzione diretta o meno). Per questo la traduttrice ha deciso di utilizzare il sistema direct nell’indicare tutte le piazze e i monumenti. Tra le traduzioni maggiormente contestate nei giornali quella che ha destato maggiore scalpore è stata “Square of Dante”. Deve essere chiaro che, sempre come la traduttrice precisa, “using the Square of Dante and the Palace of Gatti, is not a wrong use of English, it is simply another way to describe the locations”, che, sempre per i pochi non anglofoni della città, suona come “usare questa formula non è un uso sbagliato dell’inglese ma semplicemente un altro modo per dire la stessa cosa”.

4. Infine per l’uso del termine “City” piuttosto che “Town”, senza dover scomodare la traduttrice e la sua lunga spiegazione sui vari livelli amministrativi delle città nel mondo anglosassone, vi riporto la voce di en.wikipedia relativa al termine City: “A city is a large and permanent human settlement. Although there is no agreement on how a city is distinguished from a town in general English language meanings, many cities have a particular administrative, legal, or historical status based on local law” che da sola chiarisce il tutto. Le leggi a quanto pare non sono chiare anche in altri paesi del mondo talvolta.
Chiariti questi punti fermi, voglio ribadire a tutti (amministrazione e comunità) che resto a disposizione in prima istanza io stesso, in quanto responsabile del servizio, e con me anche la traduttrice per valutare le modifiche e gli interventi che eventualmente si vorranno apportare.

Colgo l’occasione a tutti per fare gli auguri di Buone Feste. A chi può consiglio acquisti sulla Quinta Strada che a Natale ha un’atmosfera magnifica!

 

La nota 2

A seguito del persistere delle dichiarazioni forzatamente polemiche nei giornali, nonostante le spiegazioni tecniche fornite dal precedente comunicato, mi vedo costretto ad informarvi di aver dato mandato al mio legale Avv. Gullo del Foro di Messina, di seguire con attenzione la vicenda e di valutare eventuali azioni nei confronti di chi continua a procedere in tal senso.

Vi chiedo dunque, qualora non l’aveste fatto, di smettere di scrivere frasi che possono risultare lesive dell’immagine professionale del sottoscritto diffidando dal pubblicare notizie che non rispettano i criteri della libertà di informazione ma che piuttosto rappresentano un attacco personale immotivato.

In merito alla richiesta di fornire le generalità dei miei collaboratori ai fini del servizio reso, non vedo la necessità di renderle pubbliche, ma resto a disposizione di chiunque fosse interessato a conoscerla per un incontro personale in modo da mettervi in condizione di valutare le sue competenze professionali.