Alfio Pannega, il ricordo a 8 anni dalla scomparsa

Alfio Pannega, il ricordo a 8 anni dalla scomparsa

"Il 30 aprile ricorre l'anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato nel 2010. Lo ricordiamo ancora una volta come il migliore degli amici, il migliore dei maestri, il migliore dei compagni nella lotta per la liberazione dell'umanità intera da ogni oppressione, nella lotta in difesa dell'intero mondo vivente da ogni violenza e devastazione, esempio dell'umanità come dovrebbe essere" - così il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani".

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“Il 30 aprile ricorre l’anniversario della scomparsa di Alfio Pannega, che ci ha lasciato nel 2010. Lo ricordiamo ancora una volta come il migliore degli amici, il migliore dei maestri, il migliore dei compagni nella lotta per la liberazione dell’umanità intera da ogni oppressione, nella lotta in difesa dell’intero mondo vivente da ogni violenza e devastazione, esempio dell’umanità come dovrebbe essere” – così il “Centro di ricerca per la pace e i diritti umani”.

“Nel ricordo di Alfio Pannega – così in una nota del Centro – continuiamo la lotta nonviolenta per la vita, la dignità e i diritti di tutti gli esseri umani. Nel ricordo di Alfio Pannega continuiamo la lotta nonviolenta per la vita dell’intero mondo vivente, casa comune dell’umanità. Pace, disarmo, smilitarizzazione. Soccorrere, accogliere, assistere ogni persona bisognosa di aiuto. Rispetto per la vita di tutti gli esseri viventi. Uguaglianza di diritti tra tutti gli esseri umani. Condividere il bene e i beni. Oppresse e oppressi di tutti i paesi, unitevi nella lotta per la liberazione comune.
La nonviolenza è in cammino. Solo la nonviolenza può salvare l’umanità dalla catastrofe. Nella tua lotta per la verità e la giustizia, in ogni tuo atto di responsabilità e di generosità, nella dignità che splende in te come in tutte le persone, in ogni gesto di condivisione del bene e dei beni, lì Alfio vive ancora”.

 

Breve nota su Alfio Pannega

Alfio Pannega nacque a Viterbo il 21 settembre 1925, figlio della Caterina (ma il vero nome era Giovanna), epica figura di popolana di cui ancor oggi in citta’ si narrano i motti e le vicende trasfigurate ormai in leggende omeriche, deceduta a ottantaquattro anni nel 1974. E dopo gli anni di studi in collegio, con la madre visse fino alla sua scomparsa, per molti anni abitando in una grotta nella Valle di Faul, un tratto di campagna entro la cinta muraria cittadina.

A scuola da bambino aveva incontrato Dante e l’Ariosto, ma fu lavorando “in mezzo ai butteri della Tolfa” che si appassiono’ vieppiu’ di poesia e fiorì come poeta a braccio, arguto e solenne declamatore di impeccabili e sorprendenti ottave di endecasillabi. Una vita travagliata fu la sua, di duro lavoro fin dalla primissima giovinezza.

La raccontava lui stesso nell’intervista che costituisce la prima parte del libro che raccoglie le sue poesie che i suoi amici e compagni sono riusciti a pubblicare pochi mesi prima dell’improvvisa scomparsa (Alfio Pannega, Allora ero giovane pure io, Davide Ghaleb Editore, Vetralla 2010): tra innumerevoli altri umili e indispensabili lavori manuali in campagna e in citta’, per decine di anni ha anche raccolto gli imballi e gli scarti delle attività artigiane e commerciali, recuperando il recuperabile e riciclandolo: consapevole maestro di ecologia pratica, quando la parola ecologia ancora non si usava. Nel 1993 la nascita del centro sociale occupato autogestito nell’ex gazometro abbandonato: ne diventa immediatamente protagonista, e lo sara’ fino alla fine della vita.

Sapeva di essere un monumento vivente della Viterbo popolare, della Viterbo migliore, e il popolo di Viterbo lo amava visceralmente. E’ deceduto il 30 aprile 2010, non risvegliandosi dal sonno dei giusti.