Alessandro IV, il papa che “creò” Viterbo e poi venne dimenticato

Alessandro IV, il papa che “creò” Viterbo e poi venne dimenticato

E’ ormai assodato che sono stati i papi che hanno fatto grande, bella e resa famosa nel mondo, Roma. Sempre i papi hanno dato gloria ad Avignone che pur non essendo famosa come Roma, è pur sempre una città che ha affidato il suo turismo, e la sua immagine, alla storia che l’ha vista sede papale per 72 anni. Dopo queste due città, ci siamo noi; c’è Viterbo, che può farsi vanto, di avere ospitato i papi per un periodo di quasi venticinque anni, durante il quale ogni parola che usciva dal Palazzo Papale, era legge per tutto il mondo conosciuto.

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di Giovanni Faperdue

E’ ormai assodato che sono stati i papi che hanno fatto grande, bella e resa famosa nel mondo, Roma. Sempre i papi hanno dato gloria ad Avignone che pur non essendo famosa come Roma, è pur sempre una città che ha affidato il suo turismo, e la sua immagine, alla storia che l’ha vista sede papale per 72 anni. Dopo queste due città, ci siamo noi; c’è Viterbo, che può farsi vanto, di avere ospitato i papi per un periodo di quasi venticinque anni, durante il quale ogni parola che usciva dal Palazzo Papale, era legge per tutto il mondo conosciuto.

Il grande sponsor della venuta a Viterbo dei papi è stato il pontefice Alessandro IV, al secolo Rainaldo dei Conti di Segni, nativo di Jenne presso Anagni, nipote di Gregorio IX. In quel tempo Roma, che aveva scelto di essere governata da un senato repubblicano, aveva eletto il bolognese, (ghibellino convinto) Brancaleone degli Andalò, che aveva grande inimicizia con il pontefice Alessandro IV. Alcuni storici riferiscono come questo senatore, tutto d’un pezzo, incontrando Alessandro IV per una strada della capitale, lo minacciasse a brutto muso di “passarlo a fil di spada”, qualora lo avesse incontrato ancora. Dopo questo fatterello (si fa per dire), Alessandro IV non si sentiva più tranquillo, e temeva per la sua stessa vita.

Così nel 1257, lasciò Roma e si rifugiò a Viterbo, trasferendo la sua residenza, quella della Curia e della Corte pontificia. Improvvisamente a Viterbo giunsero circa duemilacinquecento persone, il più povero dei quali percepiva uno stipendio. Ma tra questi nuovi residenti c’erano anche il papa, i cardinali, i componenti tutti della Curia e della Corte. Fu la primavera di Viterbo che generò la prima ed unica fioritura della sua storia millenaria. I monumenti che nacquero in questo periodo li abbiamo sotto gli occhi ancora oggi, a distanza di oltre sette secoli. Il Palazzo Papale, che è il monumento più bello di Viterbo, fu realizzato da Raniero Gatti il Vecchio, su suggerimento e sollecitazione di Papa Alessandro IV. C’è poi da considerare che il quattro settembre del 1258, dopo avere ricevuto in sogno, per ben tre volte, S. Rosa, il papa ordinò e diresse la solenne traslazione del sacro corpo di S. Rosa, dalla Chiesa di S. Maria in Poggio (oggi Chiesa della Crocetta) fino al Cenobio di S. Damiano (oggi Convento di S. Rosa).

La processione vide la partecipazione di tutta la “granditia” viterbese, con in testa il Capitano del Popolo Raniero Gatti, e il Podestà. Il quartiere medievale di San Pellegrino con le sue case grigie di pietra e superbe di bellezza, sorse e s’arricchì di belle dimore di famiglie appartenenti alla “granditia”, durante il periodo iniziato da Papa Alessandro IV. Il pontefice contribuì anche ai lavori di restauro del Convento di Santa Maria in Gradi e donò le centosessanta colonnine di marmo bianco del chiostro duecentesco, che ancora oggi si possono osservare. Con la morte di questo papa, avvenuta a Viterbo, si innescò tutta la serie dei cinque conclavi tenuti a Viterbo, e tra questi anche il conclave
più lungo della storia della Chiesa (due anni e nove mesi).

Oggi Viterbo ha quasi dimenticato questo Papa, al quale deve tutta la sua gloriosa storia passata e, se si toglie un minuscolo monumento con una minuscola targa che si trova all’interno della Cattedrale, non c’è più alcuna traccia di lui. Infatti, la sua tomba, malgrado una serie di ricerche con apparecchiature tecniche molto avanzate, che “vedono” attraverso i muri, non è stata ancora trovata. In tutta la città di Viterbo non c’è una strada o una piazza intitolata ad Alessandro IV, e neanche una epigrafe marmorea che ricordi i suoi meriti. Allora io, dopo aver esaminato la toponomastica cittadina ed avere osservato che al co-protettore di Viterbo San Lorenzo, sono intestate una strada, una Piazza e anche la Cattedrale, mi sento di suggerire di intitolare a Papa Alessandro IV almeno la Piazza S. Lorenzo.

La tal cosa essendo la piazza senza abitazioni, ad eccezione di quella del vescovo, non creerebbe troppi problemi. E’ vero che San Lorenzo è un santo e il papa non lo è. Ma a guardare bene, San Lorenzo non ha avuto mai nulla a che fare con Viterbo. Infatti è un santo che è stato scelto in base al sincretismo che tendeva a sostituire le deità pagane con i santi cristiani. Ci si domandò: “Come è morto Ercole?” , e alla risposta che era morto bruciato si cercò un santo che avesse fatto una morte simile, ed uscì San Lorenzo. E da quel giorno il Castrum Erculis si chiamò il Castello di San Lorenzo, la cattedrale si intitolò a lui e anche la Piazza. Dopo aver rinominata la piazza suggerisco di apporre una bella epigrafe marmorea che ricordi il Pontefice Alessandro IV, che decretò la gloria di Viterbo nel XIII secolo.