Addio 2015, l’alfabeto dell’anno finito – La top ten

Addio 2015, l’alfabeto dell’anno finito – La top ten

Un anno in dieci lettere è impresa ardua ma ci abbiamo provato lo stesso. M come Michelini ma anche come "mo cade", ma anche l'anno di "monnezza" sul fronte gestione rifiuti. Auguri e leggetelo tutto d'un fiato.

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A di “arsenico” e “ancora non è stato risolto bene questo problema”. I dearsenificatori sono entrati in funzione da circa un anno e la situazione è stata risolta in massima parte, ma non ancora in tutto il Viterbese. Le analisi Asl rivelano concentrazioni altissime, per esempio, a Tre Croci. Forse c’è un obiettivo non rivelato: aumentare il numero delle croci. Salute.

B di “biblioteche”, “buon lavoro”, “bisogna darsi da fare per vincere”. Il Consorzio viterbese è stato sottoposto a una imbarazzante cura dimagrante sui fondi ricevuti. Nonostante tutto mai un piantarello, un frigno, una lamentela. Al Consorzio si sono rimboccate la maniche e hanno lavorato, facendo di questo posto un’eccellenza. Grazie.

C di “Civita di Bagnoregio”, “cittadini fortunati”, “contanti”, “contatti” e “ci siamo nel mondo”. “Datemi una Civita e vi solleverò l’Alta Tuscia”, così Francesco Archimede Bigiotti. Oggi sindaco di Bagnoregio, domani papabile santo per meriti conseguiti sul campo. Oggi Bagnoregio è un’isola felice e di speranza grazie a un piccolo borgo disabitato, o quasi, su uno sperone di tufo. Cinque minuti di vergogna per tutti gli altri 59 comuni della Tuscia, Viterbo 10 minuti.

D come “decadenza”. Tra i personaggi dell’anno anche Francesco Chicco Moltoni. Il più temibile consigliere comunale in circolo. Tutti lo davano per “morto” politicamente e invece ha ammazzato l’anno. Per come si sono messe le cose Moltoni se la gioca all’ultimo sangue con Michelini: chi cadrà prima?

M come “Michelini Leonardo”, “maggioranza pantano” e “mo cade”. Un anno orribile per l’amministrazione comunale. All’inizio fu il Rossi dimesso, poi il Vietnam. Soprattutto in questo burrascoso ultimo spezzone d’anno. La città lascia il 2015 senza sapere se nell’anno nuovo continuerà questo governo locale o si andrà di nuovo al voto. Per il sindaco imprenditore è il giro di boa, sono passati due anni e mezzo dal suo trasloco nella sala Rossa di Palazzo dei Priori. Una sala palesemente troppo comunista per far trovare a suo agio un moderato e riformista come Michelini.

P di “Provincia di Viterbo”. E’ stato l’anno delle votazioni più tristi della storia dell’ente, quelle con rito Delrio. Mazzola è stato eletto da sindaci e assessori e consiglieri comunali. La chiamano elezione di secondo livello ma per alcuni è un “furto di democrazia”. Il tutto nel nome del taglio ai costi. A occhio e croce c’è qualcosa che non torna. Oggi la Provincia ha perso competenze e in tanti ritengono serva più a poco. Si sbagliano. E’ infatti necessaria alla nuova formazione politica Moderati e Riformisti per controbilanciare i colpi incassati sul Comune di Viterbo. Contenti loro, contenti tutti.

R come “rifiuti”. Su questo fronte, è proprio il caso di dirlo, l’anno è stato “una monnezza”. Il contratto partorito male, i tanti problemi, le inchieste della procura. Almeno a Capodanno un gesto di pietà verso il consigliere Galati. Mesi fa aveva chiesto di sapere chi sono gli assunti delle cooperative che svolgono lavori per conto di Viterbo Ambiente. Qualcuno risponda all’interrogazione del consigliere, gli serviva saperlo perché voleva fargli un regalino a Natale.

S come “Santa Rosa”, “Sodalizio”, “sollevate (Gloria) e fermi” e “staffetta tra suore clarisse e alcantarine”. Un 2015 grandioso per la più grande, in tutti i sensi, tradizione viterbese. Il trasporto della Macchina di Santa Rosa, patrimonio Unesco, è stato uno dei protagonisti dell’anno, in tutte le salse. Fiore del Cielo è andata a Milano, dove ha svettato per sei mesi tra i padiglioni dell’Expo e sotto gli occhi di milioni di visitatori. La città ha invece accolto, nella magia del tre settembre, Gloria di Raffaele Ascenzi. Grande annata anche per i facchini, confermati come uno dei cardini del tessuto cittadino. Dispiace per la fine di una tradizione durata settecento anni, quella delle clarisse del monastero di santa Rosa. Non doveva finire così ma non è stato possibile fermare quanto deciso “colà dove si puote”.

T come Talete. Lasciamo il 2015 senza conoscere il prossimo destino di Talete e dell’acqua nella Tuscia. L’anno è stato segnato dalle dimissioni del presidente Stefano Bonori e da bollette che ogni tanto fanno girare qualcosa di diverso dai contatori.

T2 di “termalismo” e anche come “teste di **zz*”. I viterbesi non riescono a mettere a frutto una risorsa preziosissima. Anche il 2015 si chiude male. Basta farsi un giro al Bullicame per capire.