A Viterbo esiste una vera  e propria “questione termale”. Storia di un “furto” di posti di lavoro e prospettive di sviluppo

A Viterbo esiste una vera e propria “questione termale”. Storia di un “furto” di posti di lavoro e prospettive di sviluppo

E pensare che questa risorsa, l'acqua termale, se gestita in maniera intelligente avrebbe potuto davvero fare la fortuna della città. Questa intelligenza è però mancata è il risultato è un chiaro "furto" di sviluppo e posti di lavoro. Pensate a quanti licenziamenti furono necessari con la chiusura delle ex Terme Inps e a quanti posti di lavoro mancanti costa il mancato riavvio della struttura. Vi lasciamo alle parole di Giovanni Faperdue.  

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Viterbo città termale, un sogno strangolato da cieche spinte monopoliste e dall’illusione che meno si è a operare in un settore e meglio si sta. L’ex presidente dell’associazione ‘Il Bullicame’, Giovanni Faperdue, scrive a La Fune un intervento sulla questione termale. E lancia un appello: “Si utilizzino i quantitativi d’acqua dello studio Piscopo per ridare vita e splendore al Bullicame”. Un Bullicame messo ko da recenti sviluppi della situazione del termalismo viterbese.

E pensare che questa risorsa, l’acqua termale, se gestita in maniera intelligente avrebbe potuto davvero fare la fortuna della città. Questa intelligenza è però mancata è il risultato è un chiaro “furto” di sviluppo e posti di lavoro. Pensate a quanti licenziamenti furono necessari con la chiusura delle ex Terme Inps e a quanti posti di lavoro mancanti costa il mancato riavvio della struttura. Vi lasciamo alle parole di Giovanni Faperdue.  

 

 

“L’Associazione ‘Il Bullicame’ si è sempre battuta per la difesa del bacino del Bullicame e per la nascita di diverse strutture termali. Nelle intenzioni dell’Associazione c’era l’attivazione di una pluralità di offerte termali, come potente volano di sviluppo del territorio, per la realizzazione della tanto agognata città termale.

Questo nuovo assetto dello sfruttamento del bacino del Bullicame, comprendeva diverse strutture per potere offrire cure e bagni ludici a vari livelli. Oggi dobbiamo constatare che purtroppo si sono verificati dei problemi, che hanno vanificato tutti i nostri sforzi, e la “callara” non ha più la bellezza e la ricchezza di acqua, recuperata col nostro contributo, che ne facevano un monumento naturale invidiabile.

Sulla strada della normalizzazione dello sfruttamento delle risorse termali, abbiamo accolto con grande soddisfazione lo Studio Piscopo. Il documento scaturisce da un lavoro di equipe portato avanti da un gruppo di geologi dell’Università della Tuscia, guidati dal Prof. Vincenzo Piscopo. Per un periodo di tempo durato vari anni, l’equipe ha esaminate attentamente tutte le emergenze termali del territorio, e ha prodotto un documento
che ha evidenziato tutti i punti di forza e anche tutte le criticità del bacino, e oggi rappresenta un valido spartiacque tra il vecchio e il nuovo termalismo di Viterbo.

La Regione Lazio lo ha adottato e tutti i suoi provvedimenti sul termalismo sono ormai fatti in accordo con lo studio Piscopo. Recentemente con la determina n. G10816 del 28/07/2017 ha rinnovato al Comune di Viterbo, la Concessione mineraria trentennale di acqua termominerale denominata “Bullicame”. Il bacino interessato occupa la parte centrale del nostro acquifero termale, e prevede tre sub-concessioni: Terme dei Papi, Terme Salus ed ex Terme Inps. All’interno della determina ci sono anche elencati i quantitativi massimi di acqua termale che il Comune deve concedere ai sub-concessionari. Alle Terme dei Papi 23-24 lt/s dal “pozzetto”, alle Terme Salus 6 lt/s dal pozzo S. Albino e alle ex terme Inps 10 lt/s dal pozzo Gigliola. Il Comune di Viterbo, appena ha ricevuto il rinnovo della
concessione ha pubblicato la gara per la quantità di acqua che deve arrivare alle Terme dei Papi, dove da tempo sono trascorsi i primi venti anni per le acque termali, e adesso le leggi e i regolamenti attuali, obbligano la messa a gara per la nuova fornitura. Le Terme dei Papi contestano questa gara.

A loro parere l’acqua che viene offerta nel bando non è sufficiente ad alimentare lo stabilimento e chiedono 35 litri al secondo. Lo studio Piscopo che ha diviso il bacino termale in tre sub-bacini, stabilisce che per quanto riguarda la zona centrale (dove insistono le Terme dei Papi, le Terme Salus e le ex Terme Inps) può disporre di una portata media annua che va da 35 a 41 litri al secondo. Qualora le Terme dei Papi prendessero 35 litri al secondo, non ci sarebbe più spazio per la riapertura delle Terme ex Inps e forse neanche per le Terme Salus.

C’è anche da considerare l’ipotesi paventata da quello Studio, per i gravi danni sull’equilibrio del bacino, qualora ci fosse uno sforamento nei prelievi. Con il rispetto delle quantità stabilite dallo Studio Piscopo, si tornerebbe
invece alla riapertura delle Terme ex Inps e a vedere la “callara” sempre piena, e si alimenterebbero naturalmente le pozze adiacenti, che sono un beneficio gratuito del quale hanno sempre goduto i nostri padri. Per ultimo ma non meno importante, ci risulta che altri imprenditori viterbesi siano interessati a partecipare al bando.

Noi auspichiamo che chiunque lo vinca, rispetti i quantitativi dello Studio Piscopo, in modo di vedere risorgere all’antico splendore la nostra “callara” del Bullicame”.