A rischio la gestione pubblica dell’acqua. La Cgil inizia la mobilitazione

A rischio la gestione pubblica dell’acqua. La Cgil inizia la mobilitazione

Due emendamenti rischiano di distruggere il Ddl per l'acqua pubblica presentato nel 2007 in Parlamento. Miranda Perinelli della Cgil di Viterbo chiedo rispetto per la volontà popolare

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L’acqua rischia di non essere più “bene comune” non solo a Viterbo, ma in tutta Italia. Nonostante solo pochi anni fa i cittadini italiani abbiano deciso, attraverso un referendum, che l’acqua dovesse rimanere un bene pubblico da non consegnare in mano a privati, la politica locale e nazionale sembra non voler ascoltare la volontà degli elettori. A Viterbo due gli episodi che hanno messo a rischio la decisione dei cittadini: il primo è quello del via libera a Talete di trovare partner privati per la gestione idrica, decisione presa durante una riunione dei soci in via Saffi e pesantemente criticata da alcuni sindaci e dai movimenti civici; il secondo è quello del referendum viterbese sull’acqua pubblica, cestinato perché il Comune non ha saputo decidere entro i tempi richiesti.

Due episodi che si sommano a quello accaduto pochi giorni fa in Commissione Ambiente alla Camera dei Deputati quando due emendamenti, uno a firma di Enrico Borghi e l’altro di Piergiorgio Carrescia, hanno chiesto la soppressione dell’articolo 6 e del disegno di legge di iniziativa popolare sull’acqua pubblica.

Il ddl fu presentato nel 2007 su iniziativa di alcuni movimenti per l’acqua pubblica, ma recentemente è stato ritoccato e rivisto da un gruppo interparlamentare con deputati del Pd, Sel e M5S, tutti sostenitori del referendum sull’acqua pubblica. Il cuore del ddl è l’articolo 6: prescrive l’affidamento del servizio idrico solo a enti di diritto pubblico pienamente controllati dallo Stato (niente Spa pubblico-privato), gli enti hanno un anno per adeguarsi. Con l’arrivo dei due emendamenti, però, si profila anche un’apertura al mercato della gestione dell’acqua pubblica.

Non è d’accordo il Pd, di cui fanno parti i due deputati che hanno presentato gli emendamenti. Secondo il Partito Democratico, infatti, a garantire che l’acqua sia gestita in maniera pubblica c’è già l’articolo 1, che sancisce inequivocabilmente la proprietà pubblica dell’acqua.

Anche a Viterbo, però, arrivano i primi sentori che qualcosa non va e si iniziano a levare le proteste. La prima voce che arriva è quella di Miranda Perinelli, della Cgil, che attiva la protesta: “Inizieremo la mobilitazione indicendo assemblee con i pensionati di tutta la provincia per informarli di come il Parlamento stia calpestando il voto popolare e di quanto sia concreto il rischio di un salasso per l’aumento delle bollette idriche”.

“La Cgil – ricorda Perinelli – ribadisce la scelta compiuta a sostegno e promozione del referendum per l’acqua pubblica quale diritto universale inalienabile. L’acqua è un bene comune fondamentale la cui gestione deve essere sottratta alle logiche di mercato. Invece, i due emendamenti proposti così come la scelta del cda di Talete di cercare partner privati vanno contro l’esito referendario”.

“Riteniamo che per accogliere appieno non solo il risultato giuridico ma anche e sopratutto il valore politico-culturale dell’esito referendario, sia necessaria – aggiunge – una legge di recepimento di quell’espressione popolare e non modifiche che ne snaturano la sostanza. Per questo, se in Parlamento non verrà fatto un passo indietro siamo pronti a contrastare l’approvazione del ddl così modificato con tutti i mezzi a nostra disposizione”.

“Chiediamo a tutti i parlamentari, in maniera netta e chiara, un esplicito impegno – conclude Perinelli – al rispetto della volontà popolare espressa al referendum del 12-13 di giugno 2011, dove oltre 27 milioni di elettori hanno detto Sì per l’acqua bene pubblico”.

La stessa Perinelli, infine, ricorda che nella regione Lazio vige la legge n.5 del 2014 che stabilisce la ripubblicazione dell’acqua e l’individuazione di nuove e più aree di bacini idrografici? “Che fine ha fatto? Perché – si chiede – questo silenzio dei consiglieri regionali viterbesi sempre solerti e attenti ad intervenire su ogni tema e non su questo argomento? La norma va rispettata, i cittadini si sentono presi in giro da tale comportamento, ne va della credibilità di chi oggi governa la Regione Lazio”.

Decarta racconta la Tuscia