4 anni fa chiudeva il Cinema Trieste: per l’associazionismo fu l’inizio della fine

4 anni fa chiudeva il Cinema Trieste: per l’associazionismo fu l’inizio della fine

4 anni fa la chiusura del Cinema Trieste: da quel giorno si scavò un solco e per le associazioni, dopo un momento di grande vitalità, arrivò la grande rassegnazione e infine il Ko inflitto dall’amministrazione Michelini.

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4 anni fa la chiusura del Cinema Trieste: da quel giorno si scavò un solco e per le associazioni, dopo un momento di grande vitalità, arrivò la grande rassegnazione e infine il Ko inflitto dall’amministrazione Michelini. Il 2 aprile 2012 i gestori dello spazio riconsegnarono le chiavi alla parrocchia di quartiere, che aveva imposto la chiusura dando via a lunghe proteste in città culminate in una delle più grandi manifestazioni popolari che si ricordano: il funerale della cultura, tenuto il 21 aprile successivo. Una manifestazione che fu raccontata da alcuni giornali nazionali, tra cui anche L’Espresso, che vide la partecipazione di centinaia di viterbesi e che vide per la prima volta decine di associazioni di varia natura collaborare per mettere sul tavolo del potere cittadino la questione culturale e la questione degli spazi.

Questione rimasta irrisolta a distanza di anni. Non bastò infatti il Teatro tenda, installato dall’amministrazione Marini a piazza Unità d’Italia a risolvere alcunché. I problemi anzi negli anni si sono moltiplicati, con il prolungamento della chiusura del Teatro dell’Unione, quella del Cinema Genio e in generale con l’amministrazione sempre più lontana dalla vita reale della città. Con pochi bandi, dedicati a chi non ha santi in paradiso, e poca trasparenza.

Da un lato le associazioni (e i cittadini) si sono arrese dopo aver sbattuto contro il muro di gomma dell’amministrazione comunale facendosi male, sfilacciandosi e rassegnandosi a sopravvivere autofinanziandosi e creandosi da soli gli spazi in cui operare, tra mille difficoltà.

Dall’altro la politica locale ha soffocato ogni fiammella di speranza. In particolare nel 2013 con il cambio di Giunta, le realtà culturali aspettavano un cenno da parte della nuova amministrazione Michelini. Cenni arrivati, ma molto negativi. Di fatto il rapporto tra il tessuto associativo cittadino e la politica si è fatto sempre più difficile fino a scomparire del tutto, se non per pochi eletti, legati ai partiti e ai movimenti di maggioranza, che hanno avuto (e hanno) il privilegio di poter realizzare iniziative con il sostegno del Comune e di godere dei pochi spazi a disposizione.

Le accuse di poca trasparenza lanciate all’allora amministrazione Marini, sembrano poi ad oggi poca cosa rispetto alle mancanze della gestione Michelini, chiusa sempre più nell’eventismo ed incapace, nonostante la musata rimediata durante la partecipazione al bando per la Capitale della cultura, di immaginare di alimentare l’associazionismo e la quotidianità.

 

Alcune delle foto pubblicate da L’Espresso nell’aprile 2012: