27 gennaio, Tavolo per la pace: “Ogni giorno tante piccole discriminazioni”

27 gennaio, Tavolo per la pace: “Ogni giorno tante piccole discriminazioni”

Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Un giorno nato per ricordare le vittime dell'Olocausto e, soprattutto, per interrogarsi sul perché della Shoah e della discriminazione dell'uomo contro altri uomini, delle donne contro altre donne.

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Il 27 gennaio è il Giorno della Memoria. Un giorno nato per ricordare le vittime dell’Olocausto e, soprattutto, per interrogarsi sul perché della Shoah e della discriminazione dell’uomo contro altri uomini, delle donne contro altre donne.
L’Olocausto e la Shoah sono stati genocidio con metodi scientifici, messo in atto da parte della Germania nazista con la complicità del fascismo nel 1938 con le leggi razziali, fino al 27 gennaio 1945, quando i carri armati dell’esercito sovietico sfondano i cancelli del campo di concentramento di Auschwitz in Polonia. Da quel giorno, questo campo è diventato il luogo simbolo della discriminazione e delle sofferenze di chi è stato internato solo perché ebreo o zingaro o omosessuale o anche, semplicemente, perché si trattava di una persona con idee politiche diverse da quelle di chi era al potere.
La Giornata della Memoria non serve solo a commemorare quei milioni di persone uccise crudelmente e senza nessuna pietà, nel silenzio di molti paesi del mondo. Serve a ricordare che ogni giorno esistono tante piccole discriminazioni verso chi ci sembra diverso da noi. Spesso noi stessi ne siamo gli autori, senza rendercene conto. La Giornata della Memoria ci ricorda che verso queste discriminazioni – anche a Viterbo – non alziamo abbastanza la voce e che spesso, per comodità e opportunismo, ci nascondiamo in quella che gli storici chiamano la zona grigia. Si tratta – citando una perifrasi utilizzata per spiegare la Giornata della Memoria ai bambini – di una zona della mente e del nostro comportamento, a metà tra il bianco e il nero, tra l’innocenza e la colpevolezza. 
In questa zona ad avere la meglio, alla fine, è l’indifferenza per chi viene isolato e non accettato.  Per evitare che una tragedia come quella dell’Olocausto si ripeta occorre ricordare e soprattutto capire e allenarsi all’indignazione e alla cooperazione tra “giusti”, come vengono oggi ricordati coloro che – di fronte alle discriminazioni, alla violenza e al fascismo – scelsero di stare dalla parte opposta.
Il tavolo per la pace è formato da ACLI, ARCI, AUSER, Caritas, Casa dei Diritti Sociali, Associazione l’Altro circolo, Circolo della Conoscenza di Rifondazione Comunista, Associazione Mani Unite, Associazione interculturale Sans Frontiere, UNICEF, USB Immigrazione e cittadini a titolo personale.

Comunicato a firma del Tavolo per la Pace